Squeezers - Analisti -
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        “Freud at thirty paces” 

               (Freud a trenta passi) -06.09.2013-

PARTE 2° 

Sara Paretsky

 
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Sara Paretsky

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… All'incrocio della sessantaquattresima e Central Park Ovest, il dr. Jacob Pfefferkorn riceveva i pazienti in una stanza trasandata, le cui finestre tendeggiate, davano sul parco. Dalla hall, si apriva una piccola stanza che era stata trasformata in sala d'aspetto, e alcuni romanzetti e riviste giacevano impilati a caso su di un tavolo laterale. Correttamente, i familiari di  Pfefferkorn non passavano mai dalla stanza d’aspetto, né rivolgevano parola ad alcun paziente. Ciò nonostante, questi ultimi notavano spesso la signora Pfefferkorn travettare in compagnia di uno o più dei suoi rumorosi figli, in partenza per lezioni di balletto, lezioni d'equitazione, o scuole private le cui rette venivano coperte dai massicci conti generati dal ticchettare incessante del contatore sul muro dell'analista. In aggiunta a questi segni di vita domestica, i pazienti apprendevano qualcosa circa lo stesso dr.  Pfefferkorn. Che amava Mozart per esempio, e che odiava le begonie. Se questa conoscenza aiutasse o ostacolasse le terapie, nessuno poteva valutarlo, eccetto forse il dr. Von Hutten. Altri analisti si chiedevano se fossero stati i ben noti pregiudizi del Pfefferkorn, a ispirare la signora von Hutten a coltivare begonie nella casa sulla Quinta Avenue. Oltre al disaccordo sul mantenere o meno il silenzio in sala consultazione, fra i dottori c’era una seconda rivalità. Entrambi amavano cimentarsi in Psicanalisi Letteraria, analizzando le personalità degli scrittori in base ai loro lavori. Il dr. Freud era stato il primo. La sua brillante deduzione che Mosé fosse Egiziano, e non Ebreo aveva soprattutto fondamento nei testi biblici, l'evidenza storica a supporto fu scarsissima. Nell'intraprendere simili ricerche le sue discipline vennero ispirate.     Alcuni avevano studiato figure storiche come Virginia Woolf o Henry James, che lasciarono corposa testimonianza epistolare spiegando così il loro lavoro. Altri preferirono guardare a scrittori come Agostino che non lasciò  alcuna evidenza esterna se non i propri scritti. Con una ricerca storica limitatissima, questi Analisti Letterari, erano stati in grado di eseguire sbalorditivi tour de force analitici, scoperchiando rapporti Edipici, impotenza o altri tratti sconosciuti del santo del quinto-secolo. Il dr. Pfefferkorn aveva precedentemente analizzato Tommaso da Kempis, il Cardinale Newman e Emily Dickinson. Il von Hutten aveva finora devoluto le sue più rilevanti fatiche, all'autore anonimo di “The cloud of Unknowing”. L'uno ignorava di proposito le ricerche dell'altro. Sfortunatamente, nel 1980, entrambi saldarono l'attenzione sul medesimo scrittore come oggetto appassionante delle loro ricerche. Santa Juliet di Cardiff (?1140 – 1203) aveva scritto numerosi lavori mistici in un'aggranchiata combinazione di Latino e Gallese. Abbastanza poco sappiamo sulla vita della santa. Venne canonizzata nel 1560, durante la corsa a stipar santi come carne di porco in barile, subito dopo il Concilio di Trento (ndr. concilio durato 18 anni -fonti rai tv-), per miracoli collegati a guarigioni da emorragia in donne post parto. Il lavoro di Juliet, nella traduzione moderna, occupa tre volumi di meditazioni, estasi e preghiere. In questa effusione, i due dottori riuscirono a trarre molte informazioni riguardo alla sua vita. Il dr. Pfefferkorn, da questi scritti riconobbe che Juliet era stata l'amante di Enrico II, prendendo i veli solo dopo che, Eleonora d'Aquitania intervenne in uno dei suoi rari umori di moglie. La madre di Juliet era morta durante l'infanzia della santa. Il vecchio padre, uomo di larghi mezzi, la fece educare in modo aperto a cui solo pochi uomini del dodicesimo secolo potevano ambire e praticamente nessuna donna. Fu lui a introdurla alla vita di corte. Il dr. Pfefferkorn speculò circa un amore incestuoso tra padre e figlia, ma sentiva dell'ambiguità nei testi a questo riguardo. Juliet si unì al Convento di St. Anne di Cardiff in tarda età, le sue estasi furono in primo luogo, eulogie dei suoi legami con Enrico II, camuffate con linguaggio teologico. Al dr. Von Hutten, il lavoro di Juliet provava incontrovertibilmente che era morta vergine. Dedicata al Convento di Nostra Signora del Sacro Cuore di Cardiff alla nascita, da una famiglia caduta in povertà, che non poteva garantirle una dote. Juliet, perciò, svolgeva per il convento lavori di fatica, e imparò a leggere e scrivere mentre puliva la pesante bibbia, fissata con catena all'altare della cappella del convento. Dal momento che non parlava Latino, la sua scrittura combinava il natio gallese col Latino piluccato nelle sue segrete letture. Gli sfoghi estatici derivavano dalla sua sublimata, non riconosciuta sessualità. Il fatto che le donne gallesi credessero nel suo potere di fermare le perdite post-parto, era una testimonianza popolare del suo stato verginale. La rivista bimensile Psichoanalytical Review of Literature (”Rivista Psicoanalitica della Letteratura) pubblicò gli articoli del dr. Pfefferkorn e del dr. von Hutten, l'uno a fianco dell'altro, nel suo numero invernale. E la battaglia divampò totale.....